I Protagonisti dell’Orto

Ortociclo intende creare e mantenere un rapporto estremamente trasparente tra chi decide di godere dei prodotti offerti e chi, questi prodotti li fa nascere, li coltiva e li cura seguendo i tempi e le regole dettate dalla natura. Per questo motivo, Ortociclo presenta di seguito tutte quelle realtà con le quali è nato un bel rapporto di reciproco supporto.

Cooperatica agricola Via del Campo

La storia di Via del Campo inizia nel 2011, quando Luigi Bertoni avvia la produzione bio.
Nell’estate 2014 si aggiungono nuove braccia e nuove menti e come cooperativa sono nati all’inizio del 2015. Ora le colonne portanti della Cooperativa sono 4: Beatrice, Nicola, Nicolino e da poco si aggiunto anche Italo a dare manforte al trio iniziale.

Lavorano una terra coltivata fin dal neolitico: fertile, scura, soleggiata eppure umida anche d’estate, in un ecosistema meraviglioso. Hanno la stessa esposizione al sole, le stesse sorgenti, la stessa terra profumata. Hanno sfamato tante famiglie per migliaia di anni senza fertilizzanti, insetticidi e diserbo. Qualche decennio di abbandono ha evitato loro l’agricoltura tossica del secondo novecento.  Infatti gli è andata molto bene: la terra gli ha rapidamente restituito il rispetto e l’amore e oggi l’humus è molto vivo.

Il paesaggio spazia tra il lago d’Iseo, il monte Trentapassi e le diverse valli alle spalle. A pochi passi c’è Solto Collina, il borgo medievale situato in una valle ancora incontaminata.

L’agricoltura dovrebbe avere la mano leggera ovunque. Ma in un posto così speciale, è ancora più importante.
La loro sede è, secondo la tradizione, un casale quattrocentesco. Coltivano patate, cipolle, zucche, cavoli, erbette, carote, fagioli, piselli, fave e a breve impianteremo un frutteto.

Credono che cooperare sia meglio che competere, e per questo sono in rete con molti altri agricoltori biologici con cui scambiano i prodotti e li offrono ai loro mercati nonchè ai ristoranti che servono.

I terreni e di conseguenza i prodotti da loro coltivati a Solto Collina sono certificati biologici dall’ente CCPB. Obbiettivo per la fine del 2017 è certificare tutto il processo di distribuzione anche per quanto riguarda i prodotti provenienti dalla rete di cooperatori. Si ricorda che produzione e distribuzione hanno due processi di certificazione separati quindi anche se tutti i prodotti arrivano di fatto da aziende certificate biologiche, non si possono vendere come “bio” se non in possesso appunto della certificazione sulla distribuzione.

Azienda agricola Lesca Simone

Sono Simone e la moglie Serena che con grande energia e con l’aiuto di baldi aiutanti tengono le redini dell’azienda che sorge nella pianura Padana in provincia di Pavia; gli appezzamenti sono coltivati a Prato, sovescio, riso, mais, grano e legumi; tutte queste produzioni sono indispensabili per mantenere l’originaria ricchezza di humus nel terreno.

Le rotazioni colturali sono fondamentali, infatti ogni 5 anni lo stesso campo è coltivato solo 2 massimo 3 volte a riso e per il resto viene reso produttivo a legumi per apportare azoto, elemento fondamentale che viene assorbito dal terreno per le successive colture appunto di riso. A volte i legumi non vengono neanche raccolti ma “sacrificati” come sovescio e quindi interrati durante l’aratura per ottimizzare l’apporto di sostanza organica.
L’esperimento dell’azienda risulta così completo: dall’impostazione del programma, alla produzione, alla lavorazione del prodotto ed alla vendita.
Giá dai primi anni 70 in azienda è stata realizzata una piccola riseria per garantire la lavorazione dei cereali. Con procedimenti all’antica: mole di pietra per la stramatura e mulini a pietra per la macinatura.
La Cascina Regina è stata così una delle prime in Italia che producessero e lavorassero i loro prodotti biologici: questo avvenne quando Domenica, il padre di Simone, nei primi anni 70, incontrò alcuni agronomi tedeschi venuti in Italia per spiegare i principi di Rudolf Steiner. Domenico era molto interessato a queste teorie, perchè aveva mantenuto fino ad allora un concetto tradizionale dell’agricoltura. Nato nel ’35 iniziò a lavorare nei campi all’età di 13 anni ed ebbe la possibilità di veder cambiare molte cose nei sistemi di coltivazione, soprattutto negli anni ’60, ma, nonostante tutto, lui non ebbe mai avuto simpatia per diserbanti chimici, seguendo lo slogan di Steiner “FAR CRESCERE PIANTE SANE IN UN TERRENO SANO”.

Circa dieci anni fa, l’avvento dei GAS e delle piccole realtà distributive ha permesso all’azienda di riprendere a pieno ritmo la produzione ed anche Ortociclo è ora orgoglioso di aver iniziato questa bella collaborazione.

L’azienda è certificata bio per quanto riguarda il riso ma non per i legumi. La scelta è stata fatta semplicemente perchè gli adempimenti burocratici ed i costi sarebbero stati troppi. Simone e Serena però garantiscono che lo stesso metedo del riso viene anche applicato ai legumi quindi non abbiamo uso di nessun diserbante o altro prodotto chimico dannoso per uomo ed ambiente.

Azienda agricola Il Campagnino

Comincia in una frazione di Pessina Cremonese, a una ventina di chilometri da Cremona la storia dell’azienda agricola Il Campgnino che qui, immersa nel Parco Oglio Sud, dispone di 26 ettari di terreni coltivati principalmente a cereali, soprattutto antichi come il grano monococco, che ha più di 10000 anni, il grano duro “senator cappelli”, il grano saraceno e il mais rosso di Brescia, poi macinati in loco presso un laboratorio dotato di molino di pietra. Ma non solo. In azienda si producono anche ortaggi stagionali, frutta e piante aromatiche come la lavanda, usate fresche o trasformate in creme per il corpo, saponi e shampoo in un opificio esterno.

Tutto condito con amore e rispetto per la terra e per l’ambiente, ci racconta Riccardo Mignani: «Abbiamo cercato di ridurre il nostro impatto ambientale, utilizzando macchinari meno inquinanti come quello che ci permette di seminare senza prima arare il campo, con conseguente risparmio di carburante e riduzione delle emissioni nocive. Limitiamo al massimo l’uso di diserbanti, utilizzati solo in campi non destinati alla coltivazione di prodotti alimentari. Ci impegniamo, infine, a servire ai nostri ospiti solo cibi stagionali e coltivati localmente, da noi o da realtà vicine».

Tutti i prodotti sono trasformati al momento dell’ordine e quindi sono di una freschezza estrema. Riccardo e la sua famiglia lavorano sempre con il massimo della serietà e dell’impegno. Da stimare per la passione e la continua ricerca che ci mettono per proporre sempre dei prodotti d’eccellenza.

L’azienda non è certificata bio ma come del resto per tutte le altre aziende che collaborano con Ortociclo (certificate e non), hanno un canone agronomico decisamente sugli standard naturali anzi, Riccardo ormai non pratica più l’aratura dei suoi campi seminando su terreno sodo. Per questo la sua impronta ecologica per quanto riguarda le emissioni di CO2 nell’atmosfera sono del tutto ridotte.

Azienda agricola Traldi Renato – Piano B Permaculture Farm

Piano B è un’entità in continua evoluzione. Dona ed accoglie stimoli che fanno muovere un meccanismo di interdipendenza… quella tra esseri viventi umani, esseri viventi non umani ed ambiente che questi esseri, li ospita. Si progetta a Piano B, infatti questo è una sorta di laboratorio permanente, nell’ottica di poter vedere le cose da un altro punto di vista; quella di provare a vivere secondo un altro ritmo e un’altra dimensione.
Piano B concretamente è uno spazio nato nel gennaio 2010 sulle colline moreniche armoniosamente inserito tra la città e la campagna in maniera tale da prendere il meglio da entrambi: la natura e il dialogo.

Piano B è un progetto lanciato da Renato, nativo di questa terra e successivamente illuminato anche dall’arrivo Anna, catalana che arriva da studi di biologia vegetale ed ecologia, cerca di realizzare un posto dove lo stile di vita sia sostenibile umanamente, stabilendo e promuovendo rapporti e scambi genuini tra le persone coinvolte, ed ecologicamente facendo un uso cosciente delle risorse e dei frutti che la terra ci offre.

Piano B ha visto nascere il progetto Ortociclo ed è, se proprio vogliamo dirlo, una delle micce che l’ha innescato. Il legame tra queste due “entità” è quindi forte e gli stimoli per collaborare non mancano di certo.

La vocazione regina della Farm è l’apicoltura ed è notevole il lavoro che a Piano B si sta perseguendo per rendere questa pratica sempre meno invasina e sempre più simbiotica andando in completa sinergia verso un reciproco aiuto ed un reciproco sostentamento tra uomo ed api. Per questo, Ortociclo ha deciso di offrirvi in bacheca la possibilità di approvigionarvi del loro fantastico miele.

L’azienda agricola non è soggetta a certificazione bio ma ovviamente i canoni agronomici sono del tutto rispettosi ed in un certo senso vanno ben oltre il concetto di biologico.

Cascina Canta

Storia, riso, cereali, famiglia, policoltura, sognatori… queste sono le parole che balzano alla testa quando Isabella e Maddalena parlano di Cascina Canta. Sono loro che stanno portando avanti il lavoro che di generazione in generazione viene tramandato nella loro famiglia. Hanno ereditato la passione dal padre Eusebio, ora ottantanovenne ed ancora più che attivo nelle attività dell’azienda.

Si lavora su 38 ettari di terreno che circondano il cascinale dove invece troviamo tutti i macchinari per la lavorazione delle materie prime. C’è il mulino per le farine, l’impastatrice e l’essiccatore per la pasta ma prima fra tutte spicca le splendida riseria datata anni ’50. Un imponente macchinario costruito quasi totalmente in legno… una cosa d’altri tempi. Compie ancora egregiamente il suo lavoro e per i medio-piccoli quantitativi di riso da lavorare è più che sufficiente. Le tre fasi di lavorazione della macchina permettono di ottenere riso integrale (ricco di tutti gli elementi nutritivi), semi-integrale e bianco.

Il metodo utilizzato per ottenere un prodotto genuino con un minimo impatto ambientale, è quello dell’avvicendamento colturale. Il terreno sul quale vengono coltivati i cereali ad esempio, per due anni non manifesta  le infestanti tipiche del grano perché proviene da anni di sommersione della risaia, né quelle del riso precedentemente raccolto, grazie anche ad una tecnica antica chiamata semina “intercalare” del trifoglio effettuata a mano nel mese di Febbraio sul grano già seminato in autunno. Tutti i cereali che crescono in azienda sono coltivati in maniera naturale.

Per quanto riguarda il riso, vengono tenute due linee d’azione: una o due varietà, annualmente in base a fattori verificabili direttamente sul campo, vengono destinate alla coltivazione con metodo biologico. Le restanti varietà vengono coltivate a regime di basso impatto ambientale con, ove necessario, un oculato uso di fitofarmaci. Il raccolto 2014 ha avuto la varietà Carnaroli come protagonista del metodo biologico.

La Cascina Canta è anche custode di un vero e proprio tesoro: il riso Maratelli, una delle più antiche varietà di riso italiano. Era praticamente scomparso quando Eusebio ebbe l’opportunità di coltivarlo, come fece ostinatamente fino ad ottenere il re-inserimento del Maratelli nell’elenco ufficiale delle varietà storiche d’Italia.

Non solo sognatori quindi alla Cascina Canta ma anche custodi e divulgatori di vecchi saperi contadini e antiche pratiche colturali da cui tutti dovrebbero attingere.

Oleoteca Terrasud

L’associazione Terrasud con sede a Monopoli (Ba) ha come obbiettivo la salvaguardia e valorizzazione dell’agricoltura, il lavoro degli agricoltori, le produzioni agricole e il territorio rurale.
Il progetto dell’associazione Terrasud denominato Oleoteca Terrasud è l’incontro tra la produzione, la commercializzazione e la cultura che vede come protagonista assoluto l’olivo secolare.
L’Oleoteca Terrasud è un progetto che coniuga la tutela degli ulivi secolari di Puglia, la commercializzazione dell’olio extravergine di oliva longevo da olivi secolari di Puglia e la sostenibilità del mezzo di trasporto per la commercializzazione.
L’olio extravergine di oliva longevo è valutato, attraverso l’analisi organolettica, dagli assaggiatori del progetto Olio Responsabile. Olio Responsabile Talenti del Gusto è formato da giovani pugliesi affetti da disabilità visiva. Le analisi chimiche sono eseguite dalla Chemiservice di Monopoli.
Dall’olio alla bici. Infatto l’Oleoteca Terrasud ha deciso di stravolgere i suoi mezzi di trasporto di questo prezioso prodotto e presto avvierà una flotta di biciclette triciclo attrezzate, dove verrà allestito sul pianale anteriore un negozio viaggiante. Verranno realizzare delle Oleoteche bike che raccontino la bellezza dei territori rurali, di muretti a secco, delle masserie commercializzando l’olio extravergine di oliva longevo in una forma sostenibile. Insomma, tante le cose in comune con Ortociclo… la voglia di portare sulle tavole delle persone dei prodotti del tutto unici, coltivati con estrema passione e dedizione e trasportati con un mezzo 100% ecosostenibile!
L’associazione Terrasud organizza inoltre da alcuni anni il concorso Olio di Famiglia: oli preziosi da olivicoltori dilettanti.

L’Oleoteca Terrasud non è certificata bio ma tutti i produttori che conferiscono l’olio sono selezionati da Mimmo Lavacca, una delle colonne portanti del progetto che valuta attentamente tutte le fasi della coltivazione per garantire che l’olio che viene proposto sia naturale al massimo.

Azienda agricola El càp del nòno Pinì

El càp del nòno Pinì nasce nella primavera del 2013. Un’azienda giovane che prende forma dall’anima di Natale che non si è lasciato scappare l’occasione di buttarsi nell’ennisima bella esperienza della sua vita… l’agricoltura. Ha un lungo passato, Natale, fatto di alti e bassi. Conduce un ristorante in centro a Desenzano per 19 anni per poi lanciarsi nel mondo del motociclismo come team manager di una scuderia. Passati 3 anni però gli avvenimenti lo hanno portato “nei campi”. Sì, perchè quando si è trovato improvvisamente senza lavoro e con la possibilità di poter raccimolare ancora nuove esperienze in un ambito per lui tutto nuovo, non ci ha pensato due volte. Allora via con la posa, abbastanza difficoltosa della prima serra. Le condizioni meto nell’inverno 2012 non sono state delle più favorevoli bloccando più volte i lavori ma dopo qualche peripezia, la prima struttura vide la luce nel Gennaio 2013.

Un caposaldo già fin dagli albori furono quei fantastici individui chiamati asparagi che in tre anni di tenace e faticosa attesa senza alcun intervento di raccolto, han creato una grande famiglia interconnessa che ora si estende per diverse centinaia di mq. Oggi gli asparagi di Natale sono decisamente tra i più buoni in circolazione in provincia. Forse perchè li tratta come dei figli da accudire!? Può essere!

Sta di fatto che nel frattempo, Natale continua la sua sperimentazione nel mondo della coltivazione senza alcun trattamento chimico. Tanti passi avanti per lui, qualche stop e ripartenza ma per il momento si può dire che la sua intraprendenza lo porta tra gli esempi più virtuosi nelle realtà contadine di quelle nate “dal nulla”.

Cascina Le Caselle

Le Caselle è una vera e propria oasi che sorge a ridosso del centro abitato di Prevalle, piccolo paese a metà strada tra Brescia e il lago di Garda. Avere realtà di questo tipo nel bel mezzo di una zona urbanizzata fa comprendere quanto possa essere importate il lavoro svolto a stretto contatto con le comunità locali. La pianura padana, con la sua fitta urbanizzazione, rende quasi inevitabile questo tipo di approccio tra coltivatore e consumatore. Quindi perché non approfittarne e creare delle belle realtà multifunzionali come Le Caselle.

Già… perché qui coesistono molte attività che vanno dalla coltivazione alla vendita diretta, dalla fattoria didattica ai corsi di ogni tipo, dalla possibilità di alloggiare fino all’agrinido. Si è venuto a creare un grande flusso di persone che in qualche modo contribuiscono a far vivere questo “presidio naturale”, frutto di una conversione aziendale partita dal 2003.

Infatti l’azienda nasce come allevamento di vacche da latte ma con il tempo, le circostanze hanno portato Giannino e la sua famiglia a cimentarsi in una nuova sfida. L’azienda non sarebbe fiorita fino a questi punti se il processo di conversione non fosse stato appoggiato appunto da tutta la famiglia che con grande forza mette anima e corpo nel portare avanti il progetto.

A Le Caselle si coltivano ortaggi, cereali, mais ma si punta soprattutto su piccoli frutti, fragole, pesche e mele. Da quest’anno infatti sarà produttivo il giovane frutteto che Nicola cura con costanza e passione.

Non ci si ferma mai e si sperimentano sempre nuove varietà adatte al suolo, al clima e all’ecosistema che si è venuto a creare in questi 15 ettari coltivati.

L’azienda è da tempo presente nel circuito di certificazione biologica, tramite l’ente CCPB.

Azienda agricola Mutti Guerrino

Guerrino fa parte di quelle persone che in campagna ci sono nate e prima di lui nonno, bisnonno e chissà quante generazioni ancora. I terreni che lavora hanno vissuto diverse fasi. Infatti l’azienda, prima che Guerrino decidesse di dedicare parte dei campi alla coltivazione di ortaggi, era prettamente a destinazione d’uso allevamento. Mucche. Ci sono ancora in stalla ma lui ritiene che l’allevamento in Italia, a parte qualche eccezione, a livello economico non sia più sostenibile.

Quindi circa tre anni fa ha preso il via la nuova sfida di Guerrino. Di ortaggi, avendo aiutato il padre nell’orto per molto tempo, ne sapeva già qualcosa ed ora pian piano l’esperienza sta cominciando ad aumentare, così come la consapevolezza di aver preso la strada giusta.

La scelta degli ortaggi inizialmente era stata presa quasi “forzatamente” quando decise di adibre alcune camera a scopo agrituristico. Da qui la necessita di avere una parte di terreno dedicato alla coltivazione orto-frutticola. Subito però ingranò una buona marcia e decise di affrontare la conversione dei terreni al biologico.

Subito Guerrino capì che il metodo cosiddetto “convenzionale” non era nelle sue corde e ad esempio cominciò ad utilizzare solo sostanza organica proveniente dalla sua stalla (dove gli animali vengono alimentati con foraggio coltivato sempre da lui) per concimare i terreni, senza l’uso di prodotti chimici dannosi per uomo ed ambiente.

L’appezzamento di terra dedicato alla coltivazione di ortaggi è di 1,5 ettari e per il momento questo è abbastanza per soddisfare il fabbisogno della sua famiglia, della distribuzione locale ed ovviamente anche quella di… Ortociclo!

L’azienda sta afrrontando il terzo ed ultimo anno di conversione al biologico e presto verranno fornite maggiori informazioni in merito.

Azienda agricola La Venzaga

In una delle zone più fertili della provincia di Brescia, sorge una delle storiche aziende che negli ultimi anni del vecchio millennio ha deciso di adottare il metodo di coltivazione biologico. Sergio, dopo la prematura scomparsa del padre agricoltore proprio in un incidente sul campo, ha scelto di prendere in mano l’azienda di famiglia. Era giovanissimo quando questo accadde ma come da oggi si può capire, ha saputo portare avanti la tradizione lavorativa familiare alla grande.

La direzione che Segio ha scelto di prendere, è quella di specializzarsi su certi tipi di coltivazioni… quelli che più si adattano a fattori tipo: natura del terreno, zona geomorfologica e fascia climatica. Le colture in questione sono le cucurbitacee. Infatti La Venzaga è tra i protagonisti quando si parla di meloni, angurie e zucche. Questi prodotti sono il suo fiore all’occhiello. I terreni vengono lavorati seguendo l’antica pratica delle rotazioni che prevede periodi di riposo intervallati a periodi di coltivazione di cereali necessari per non “esaurire” il terreno e mantere sempre un alto grado di fertilità.

Frutta e ortaggi vengono coltivati con l’ausilio di tunnel e serre non riscaldati. Oltre all’importanza di non avere riscaldamento artificiale, le serre sfruttano, in particolar modo, una tecnica per la quale si riesce a garantire una ventilazione ed un ricircolo d’aria controllato. Questo grazie alla presenza, sui due lati lunghi della struttura, di alette che possono essere aperte o chiuse all’occorrenza.

Il lavoro portato avanti da Sergio non è volto solo alla produzione vista in senso stretto ma spazia verso la volontà di custodire con forza la zona delle colline moreniche del basso lago di Garda… zona tanto fortunata quanto martoriata. Questo lo si può fare solamente con la voglia di cooperare, lavorare ed essere “incisivi” sul territorio.

L’azienda agricola La Venzaga adotta il metodo certificato di agricoltura biologica. Ente di controllo: CCPB

Azienda agricola Botturi Alberto

La storia dell’azienda agricola di Alberto è recentissima. Si parla di cinque anni or sono quando Alberto, spinto in questa sfida dal padre, decise di iniziare le prime prove in campo agricolo dopo aver studiato Agraria a Lonato. Un pezzettino pian piano e ad oggi gli ettari coltivati ad ortaggi sono 1,5 e le prove non sono ancora terminate. Un sacco di cose da imparare e da sperimentare, osservando, inteuendo i segnali lanciati dalla natura. Le varietà di ortaggi coltivate sono tante anche perchè c’è da soddisfare la richiesta dei clienti del nuovo punto vendita aperto nella vicina Castiglione delle Stiviere. Già perchè Alberto, dall’unico giorno settimanale che dedicava alla vendita in campo, ne ha aggiunti tre in un luogo più vicino ai residenti del posto. Vuole affinare il rapporto diretto con le persone e con chi gode dei suoi prodotti.

I progetti non si fermano qui però. L’altra grande passione di Alberto è la birra. A breve, innaugurerà il suo agri-birrificio. Infatti l’altra porzione di terreni di terreni viene coltivata ad orzo e grano antico Gentil Rosso. Il primo verrà fatto maltare mentre il secondo servirà nei processi di creazione della birra Blanche.

La terra è più che fertile, le idee non mancano, la voglia di andare sempre meglio (se necessario anche sbagliando ed aggiustando il tiro) è tanta… insomma, c’è abbastanza materiale sul quale lavorare.

I terreni di Alberto sono in fase di conversione al biologico. Ancora qualche mese e poi l’attesa sarà finita. Tutto bio certificato!

Azienda agricola Le Campane

All’inizio del secolo scorso la famiglia Rocco coltivava in mezzadria i campi nella zona di San Bartolomeo, nelle vicinanze di Brescia.

In quel periodo vi fu un fiorire d’interesse verso la coltivazione delle piante da frutto, che passò in poco tempo da semplice attività secondaria delle numerose famiglie coloniche ad una florida realtà agricola nell’area a nord della città. In questo contesto Antonio Rocco, spinto dall’intraprendenza e dalla laboriosità dei figli cominciò a piantumare i campi in dotazione precedentemente coltivati in maggior parte ad orto o per l’alimentazione bovina.

Fu intrapresa prima fra tutte la strada della coltivazione delle pesche, frutto delicato e di difficile gestione; per questo si è sempre puntato sulla vendita di un prodotto raccolto in giornata e per questo valorizzabile al meglio, anche grazie alla particolare vocazione del terreno.

All’impianto del primo pescheto seguirono da subito impianti di peri, meli e cachi così da distribuire la redditività su un periodo più ampio.

Nei decenni a seguire, ci si specializzò sempre più valutando le migliori varietà autoctone, alcune delle quali mutate naturalmente proprio nel frutteto di via Campane.

Il passare degli anni e l’evoluzione dei fatti hanno portato alla costituzione nel 2002 della nuova denominazione aziendale che vede come titolari i giovani fratelli Alessandro e Stefano Rocco che si avvalgono dell’immensa esperienza del padre Giuseppe così a diventare la terza generazione di frutticoltori in famiglia.

Negli ultimi anni l’azienda ha preso in affitto un terreno nel vicino Comune di Collebeato dove ha effettuato l’impianto di un nuovo frutteto, con anche le scopo di valorizzare la tradizione delle famose “pesche di Collebeato”.

L’azienda segue ufficialmente il metodo di coltivazione a lotta integrata ma su molte varietà di frutta, a parte in rari casi d’emergenza, non vengono utilizzati prodotti fuori dall’ambito naturale/biologico.

Azienda agricola Le Longhe

L’azienda agricola “Le Longhe” non è un’isolata unità produttiva ma è uno dei tanti protagonisti dei una rete di coltivatori che negli anni si è costituita sul territorio Camuno e non solo, fondata su principi di collaborazione e scambio.

Si parte da Artogne e Sulzano per le coltivazioni orticole, Cerveno per i frutti di bosco, Monte Campione, Cerete dove viene coltivato farro ed orzo, Borno per la segale ed il grano saraceno arrivando fino ad Edolo dove vengono coltivate le patate. Ma non è finita qui.. ci sono anche i frutteti ed i campi di Chiari e della bassa bresciana.

Questa dislocazione permette di valutare (perché no anche sperimentando) le caratteristiche e le peculiarità dei diversi terreni, del clima e della zona per poi individuare la coltura più adatta a loro.

Un bel aiuto viene anche offerto dal bosco che con la sua grande biodiversità, regala quella molteplicità di frutti ed erbe spontanee che tradizionalmente venivano consumati dalle vecchie generazioni.

Molta importanza viene data alle varietà antiche ed autoctone che sono coltivate e riprodotte con grande fatica e costanza.

I processi di coltivazione rispecchiano quei vecchi saperi contadini che ormai sono quasi andati persi o comunque in disuso. Ad esempio, i cereali vengono lasciati seccare in campo e raccolti a mano, cercando di non ricorrere all’ausilio delle macchine. Il terreno viene lavorato il meno possibile evitando interventi profondi. La sostanza organica è data dalle colture stesse, grazie alla rotazione. Dove necessario, il terreno viene arricchito utilizzando concime proveniente dagli animali che pascolano indisturbati nelle zone adiacenti ai terreni coltivati.

Gli ambienti montani, caratterizzati da climi più rigidi rispetto alla pianura, sono in parte penalizzati dalla presenza di un solo picco di produzione (in piena estate) ma d’altro canto sono avvantaggiati da un accentuato sbalzo termico che non favorisce il proliferare di parassiti e funghi.

La sinergia tra esseri “vivi” costituisce la via maestra del percorso intrapreso da queste persone e la passione è quella che fa muovere costantemente il meccanismo.

I protagonisti della rete, pur lavorando secondo canoni estremamente naturali e rispettosi dell’ambiente, non hanno adottato la certificazione “bio”.

Agricola Le Macchie

Energia vitale… la si sente già mentre si percorrono i due chilometri di strada sterrata che portano verso il podere de Le Macchie, inaccessibile alla quasi totalità dei veicoli. Sono cinque invece i chilometri che lo distanziano dal primo borghetto abitato immerso tra le colline di Castellina Marittima in provincia di Pisa chiamato “Le Badie”.

I custodi, in senso pratico ma soprattutto morale, di questi meravigliosi 100 ettari di terreno di cui 70 di bosco e 7 di ulivi, sono Primiana ed Alberto. Priamiana, con la dovuta cautela si è insediata e ha imparato a conoscere questo tratto di macchia mediterranea che ora le permette di vivere. Vita trascorsa tra orti, api, cavalli, galline, gatti, asini, un’infinità di altri esseri viventi non umani protagonisti e cooperanti. Un esempio virtuoso di ricerca della totale autosussistenza.

Con il passare del tempo, Alberto si affianca a lei. Apicoltore e viticoltore, esperto in pratiche di coltivazione naturali. Non ci sarebbe coppia migliore a cui la natura potesse affidare il lavoro di ripristino della sua originaria biodiversità!

Come si diceva… a Le Macchie si punta all’autosostentamento e lo si fa molto seriamente, non trascurando nessun aspetto etico. La vita degli elementi è in sinergia. Le piante all’interno degli orti si aiutano vicendevolmente grazie all’agricoltura sinergica, l’apicoltura è stanziale e le api vengono aiutate nel loro duro lavoro di ripopolamento del territorio. Per fare questo, Primiana ed Alberto cercano di rendere le famiglie il più autonome possibile ed in grado di autodifendersi dagli attacchi. Significa nessun trattamento acaricida o antibiotico. L’unico metodo attuato per scongiurare la decimazione causata dalla famigerata varroa, è la pratica innocua del blocco di covata. Il miele che viene tolto alle api è solamente il miele che producono in eccesso e che quindi non va ad incidere sulle scorte di nutrimento delle famiglie. La smielatura avviene tramite l’azione centrifuga di una macchina attivata con la forza manuale. Non si ha spreco di energie e dannosi trattamenti col calore.

Gli uliveti sono liberi da qualsiasi sostanza concimante, insetticida, erbicida o chimica in generale. Anche il rame e lo zolfo non vengono utilizzati. La raccolta è manuale ed i procedimenti di estrazione sono eseguiti a freddo.. Si ottiene quindi un prodotto estremamente genuino e totalmente naturale.

Cascina Belmonte

Cascina Belmonte è sinonimo di vita! Il luogo dove si cullano le vigne di Enrico è un esplosione di biodiversità.

Fin da quando si imbocca la stradina sterrata che porta nel cuore dell’azienda, si percepisce una certa magia. Enrico ha ripreso in mano questi 7 ettari del terreno di famiglia che purtroppo, per varie vicissitudini, non erano stati valorizzati nel modo giusto. Con pazienza e continua sperimentazione, definendosi realisticamente “agricoltore alla prima generazione”, sta pian piano ricostruendo un ecosistema andato perduto. Riesce in quest’intento perché spinto dalla voglia di creare quella sinergia con la quale la natura è in grado di auto-regolarsi.

Accanto alle vigne è infatti possibile trovare lingue di terreno sulle quali sono state seminate miscele di varietà erbacee e floreali che veicolano l’arrivo di forme di vita utili, piuttosto che varietà di graminacee che sprigionano pollini in quantità, utili al nutrimento dei microorganismi presenti sulle foglie della vite.

Le analisi periodicamente eseguite sui terreni confermano che questa è la giusta direzione da tenere.

Insomma nulla è lasciato al caso.

Lo spirito che muove l’azienda è inoltre fortemente improntato sul risparmio delle risorse energetiche. Per questo a Cascina Belmonte si cerca di ridurre al minimo l’utilizzo del materiale che potrebbe divenire rifiuto e nei casi in cui ne risulti indispensabile l’impiego , si ripone particolare attenzione alla scelta di quello possibilmente più eco-compatibile/riciclato/riciclabile.

L’uva che cresce e viene colta in questo angolo di Muscoline è quindi figlia di scelte etiche molto forti, su tutti gli aspetti.

Dalla bacca rossa o bianca viene tratto, con processi meticolosi, un ottimo vino. Ma non solo!

Enrico si è lanciato con grande fiducia e coraggio in un mondo sicuramente un po’ meno esplorato… il mondo dei succhi d’uva. Anche in questa fase di trasformazione della materia prima, la parola d’ordine è ricerca. Sono state provate ad esempio diverse tipologie di estrazione del nettare d’uva e quella risultata sicuramente più appagante e soddisfacente su tutti i fronti è stata l’estrazione a freddo, senza ricorrere quindi al calore. La pastorizzazione invece è stata sostituita da un procedimento innovativo che sfrutta l’azione dell’alta pressione idraulica. Si ottiene quindi un prodotto crudo e sicuro allo stesso tempo.

Cascina Belmonte sta terminando il percorso di transizione verso il biologico. Dalla vendemmia 2015 si avranno uve certificate per la produzione di vino e succo. Quest’ultimo per il momento viene prodotto da uve biologiche certificate, acquistate da viticoltori di fiducia, con i quali Cascina Belmonte ha un rapporto diretto.